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Giza

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Grand Egyptian Museum

Quando la tecnologia scompare per lasciare spazio al mito

A poco più di un miglio dalle Piramidi di Giza, il Grand Egyptian Museum riunisce in un unico luogo oltre centomila reperti della civiltà egizia: la collezione più grande mai dedicata a una singola cultura. Ci sono voluti vent'anni di lavoro e un concorso internazionale per costruirlo. Ma il principio che guida ogni sala del museo, dall'atrio d'ingresso fino al tesoro di Tutankhamon, è semplice: la luce non deve mai farsi notare più del reperto che illumina. 

Il museo ha aperto ufficialmente il 1° novembre 2025, sull’altopiano di Giza. Progettato dallo studio irlandese Heneghan Peng Architects, vincitore nel 2003 di quello che fu il più grande concorso internazionale di architettura mai indetto dal Ministero della Cultura egiziano, il GEM è una sequenza di esperienze che si susseguono dall’ingresso fino alle gallerie più profonde, costruita attorno alla luce, al tempo e alla percezione. 

Il lighting design generale è stato curato dallo studio austriaco Bartenbach, pioniere nella ricerca sulla luce naturale e artificiale, lo sviluppo illuminotecnico degli spazi chiave e l'intera revisione ingegneristica portano la firma dello studio Bonadei & Grassia VanCram per conto di Acciona Cultura, sotto il lighting management di Pierluigi Grassia

Il risultato è una drammaturgia luminosa in cui le variazioni di intensità e le geometrie di irraggiamento guidano silenziosamente il visitatore, senza mai imporsi. La luce lavora per il reperto, non per se stessa. 

Una presenza diffusa, non un singolo intervento

Il contributo di DGA al GEM non si esaurisce in un solo spazio. Gli apparecchi DGA accompagnano il visitatore lungo tre dei momenti più densi del percorso museale: la Tutankhamun Gallery con le sue “Membrana Walls”, la Grand Stair che collega l'atrio alle gallerie principali, e l'Entrance Hall, dove la colossale statua di Ramses II accoglie chi entra. 

In queste aree, ogni elemento che compone l'allestimento — mobili e apparati grafici — è illuminato da apparecchi Cometa Q8 IP67 per gli interventi a scomparsa più tecnici. Non si tratta di un'illuminazione generale, ma di una serie di interventi puntuali che lavorano insieme alla luce naturale e architettonica, segnalando la posizione degli item grafici che guidano i visitatori lungo la Grand Stair e rafforzando la lettura dei singoli oggetti senza alterare l'equilibrio complessivo della scena.

Le membrane walls e la sala di Tutankhamon

La sfida più delicata del GEM, dal punto di vista illuminotecnico, è la sala del tesoro di Tutankhamon: oltre cinquemila oggetti, l'intera collezione rinvenuta nella tomba, riuniti per la prima volta nella storia in un solo luogo. La luce nelle gallerie è tenuta volutamente bassa per motivi conservativi — protegge la foglia d'oro e il legno dipinto dai danni UV — il che rende ancora più delicato il compito di restituire profondità ed emozione agli oggetti esposti. 

È in questo equilibrio tra emozione e conservazione che si inseriscono le cosiddette “Membrana Walls”: superfici che costituiscono l'involucro espositivo delle sale, pensate per distribuire la luce in modo uniforme e controllato, integrandola nell'architettura senza che la sorgente sia mai visibile come tale. Si tratta di vere e proprie porte alte 6,5 metri e larghe 70 centimetri, accostate l'una all'altra a formare un quadrato che racchiude lo spazio espositivo. Le Membrana Walls sono posizionate in due ambienti distinti: quello che custodisce il corredo di Tutankhamon — dove si trova la Mask Chamber — e quello in cui sono suddivisi i reperti rinvenuti nella tomba. 

All'interno della struttura metallica di queste pareti DGA ha fornito i lineari Cometa Q8. Gli apparecchi, posizionati lateralmente e completamente nascosti, si prestano particolarmente bene all'integrazione in sistemi architettonici a luce indiretta o diffusa. 

I Cometa Q8 hanno funzionato esattamente come dovrebbero funzionare i buoni strumenti: scomparendo. Chi visita la sala di Tutankhamon non nota le sorgenti. Nota il bagliore sull'oro della maschera funebre, la profondità degli intagli sul sarcofago, il modo in cui i gioielli sembrano trattenere la luce invece di rifletterla. 

L'Entrance Hall e la statua di Ramses II

Chi entra al GEM viene accolto dalla statua colossale di Ramses II, undici metri d'altezza, circa 83 tonnellate di granito rosa. Nell'atrio la statua è investita per gran parte della giornata dalla luce naturale, che filtra dall'alto e si riflette in una vasca d'acqua ai suoi piedi. È in questo contesto, dominato dalla luce architettonica, che intervengono gli apparecchi DGA: i Cometa Q8 IP67 illuminano e circondano gli elementi di allestimento dello spazio — mobili, vetrine, apparati grafici — completando con precisione puntuale ciò che la luce naturale lascia in ombra. 

La Grand Stair, la scalinata dei faraoni 

Dall'atrio, una scalinata monumentale di sei livelli conduce alle gallerie principali del museo, costellata di statue di faraoni, regine e divinità. Il percorso si conclude davanti a una grande vetrata che inquadra la vista sulle Piramidi di Giza. Lungo tutto il tragitto, gli apparecchi Cometa IP67 di DGA illuminano le vetrine e gli elementi grafici che accompagnano le sculture, garantendo continuità con il linguaggio luminoso adottato nelle altre aree del museo: una luce che accompagna senza mai sovrastare. 

Grand Egyptian Museum — Giza, Egitto 

Architettura: Heneghan Peng Architects 

Lighting design generale: Bartenbach Lighting design 

Lighting management & Engineering value: Pierluigi Grassia (B&GVanCram) per Acciona Cultura 

Prodotti DGA: Cometa Q8 IP67, Cometa Q8 

Photo Credit: ATELIER BRÜCKNER GMBH / Photos Josef Sindelka & Rehab Eldalil 

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